I giorni di Altamura – Dopo Aliano

Stiamo tre giorni appollaiati con una tenda sopra un calanco. Siamo venuti al festival di paesologia organizzato da Franco Arminio ad Aliano.

Aliano, paese d’esilio di Carlo Levi. Attraversare la Basilicata significa incontrare Carlo Levi a molti incroci. L’incontro per me più stupefacente a Matera, potendo ammirare il suo “Lucania ’61” custodito dentro palazzo Lanfranchi. Davanti al grande quadro che riassume in pochi metri le vicende amare e forti di un’intera terra mi sono emozionato. Poco dopo mi sono ritrovato nella difficile situazione di doverne spiegare il significato a due ateniesi di passaggio. La fratellanza mediterranea ha supplito laddove l’inglese non arrivava.

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Aliano, due colli di argilla, uno vissuto e uno abbandonato, dopo le fratture scomposte derivanti dal terremoto dell’Irpinia, 1980. Del festival parlerò poi, devo ancora elaborare.

Mentre ad Aliano scorre il festival la terra trema più a nord tra spavento e tragedia. Girando la Basilicata in questi giorni i conti con la crosta dura e ostica li abbiamo fatti più volte. Tra Lucania e Irpinia i segni delle precedenti grandi scosse sono cicatrici lì da vedere. 1980, anni ’90, 2000 e così via.
L’Africa spinge a sud e ci sposta verso i Balcani, qualche doloroso sobbalzo ogni tanto per spostare la penisola sarà inevitabile. Non so come se ne esca, i paesi a rischio nel centro Italia – a pensarci – sono tanti.

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Lasciamo Aliano dopo tre giorni di visite e incontri, rientriamo ad Altamura carichi di storie e di luoghi.
C’è un’ultima sera e poi domattina, nell’aria fresca e vuota, un’impressione di settembre, me ne andrò da solo da un luogo in cui mai mi sono sentito solo.
Ceniamo insieme un’ultima volta, dopo aver cenato insieme tra le chiese rupestri alla masseria Jesce, in campagna durante il “pecora alla rezz’aul national day”, davanti ai calanchi ad Aliano. Sono con Antonio e Caterina le due anime che hanno reso possibile questa significativa deviazione a sud. Le ringrazio profondamente. Mi hanno regalato davvero una breve ma intensa immersione che temo non mi abbandonerà, che ha creato un legame con un angolo d’Italia dove fare ritorno.

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Do indicazioni sul funzionamento della stazione a una ragazza altamurana e mi sento già cittadino. Intorno nuvole e vento fresco accompagnano l’attesa del trenino per Bari centrale.
Oggi risalgo con calma verso nord. Dispiaciuto – ché non mi piacciono quasi mai le conclusioni – ma anche curioso delle prove a cui vado incontro. Per prepararmi ai prossimi giorni ho scelto come sempre la strada mia e non quella degli altri.
Ieri ho passato un’ora al telefono con una collega geografa che è la prima tra gli interrogati nel concorso per la nostra amata materia. Le è venuta fuori una traccia sull’agricoltura e ci siamo confrontati, cercando di dare senso a un passaggio che, per l’ennesima volta in questo percorso, molto senso non ha.

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Io vorrei scrivere della Basilicata, della murgia, del falco e del calanco, della luna, delle pagnotte di Altamura. Parlare della geografia commossa e felice dell’Italia interna. Delle ragazze che mangiano con gioia. Parlare della bellezza dei luoghi che non ti aspettano, ma che se per caso ci arrivi ti accolgono. Della fortuna dei luoghi imperfetti, che sono così tanto più umani.

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