La strada del nord – Due passi a Berat

La mattina del primo giorno dell’anno i raggi del sole illuminano la città dalle mille finestre. I muri bianchi si accendono e fanno strizzare gli occhi dal tanto candore; il ghiaccio si scioglie, piano piano i camini smettono di fumare e i tombini storti ricominciano a cantare al passaggio di ogni penumatico. Torna a fluire la vita, gli uomini coi pastrani neri sciamano dalle case alte a valle, verso i bar della piazza. A gruppi chiacchierano, fumano, bevono caffè. Uno legge il giornale, gli altri intorno lo commentano.

Un chilometro di acciottolata dritto dritto porta in pochi minuti all’ingresso del castello, lasciamo la domenica del villaggio a valle e saliamo tra pini, ulivi e case malfatte. Il castello di Berat, dicono i locali, è tra i più grandi dei Balcani e uno dei pochi ad ospitare ancora qualche abitante al suo interno. Dall’alto si legge benissimo la U formata dalle case ai piedi del colle, la vista poi si perde verso ovest, inseguendo lo zizagare del fiume lungo la valle dell’Osumi. Ci si sta volentieri un paio d’ore e ci sono un paio di locande dove, volendo, si può anche mangiare.

Usciti dal castello ci incamminiamo per via Sotir Konci, un sentiero che sale ancora più in alto e oltrepassa le ultime case. Superata una piccola chiesa lo stradello si apre ad ampie vedute sui monti Tomorri. Il sole inonda tutto, l’erba gialla, le sterpaglie e i riflessi argento degli ulivi, tutto riluce sotto un cielo azzurro chiaro e fa immaginare l’estate. Proseguiamo tra piccole greggi. Pastori stanno seduti sopra cigli d’erba qualche centinaio di metri più in alto, con una pagnotta in mano e la faccia al sole. Facce che già parlano d’Asia.
Si avanza lungo la sinuosa schiena della collina, a destra ricompare l’ampia vallata dell’Osumi, a sinistra passiamo sopra dei calanchi. Il paesaggio merita una sosta sopra l’erba gialla, un pezzo di cioccolato, un respiro, attendere immobili che sia il sole a spostarsi. Il sentiero poi si divide in tante tracce. Alcune piegano a destra e portano all’abitato sottostante, quella principale, passato un vecchio bunker, prende a salire su una costa più alta, fino circa a un ripetitore. Il tratturo prosegue, ma il sole è già basso e per noi è tempo di fare ritorno.
Tornati tra le case, poco prima di arrivare al piazzale dianzi al castello, prendiamo a sinistra via Shen Ndelliu. Un sentierone panoramicissimo che curvando dolcemente tra gli ulivi ridiscende verso Berat. Il sole al tramonto, il monte Tomorri sfumando di azzurro e rosa, tutto parla di armonia con gli elementi del cosmo.

Poi di nuovo pecore. Qui veniamo assaliti da due cani da pastore (portare con sé un bastone in questo giro non guasterebbe), che però vengono intercettati in tempo dal pastore che balza giù dai grandi ciglioni inerbiti, ringhiando contro i suoi stessi cani, che subito fanno retromarcia. Ci salutiamo e gentilmente ci scorta per un tratto, bestemmiando contro le due bestie ululanti.

Ci si infila infine nel quartiere medievale e zizagando ad intuito tra splendide stradine di ciotoli si perde quota fino a sbucare in prossimità della residenza Desaret, di cui siamo stati ospiti e che vi consigliamo volentieri.

Esistono poi altre passeggiate sulla sponda di Gorica. Non sono mappate, segnalate, non ve n’è traccia nel web. Qui la geografia si impara ancora sporcando le scarpe. Una volta a Gorica chiedete per il paesino di Droboniku. Un bel sentiero vi condurrà fino al bucolico abitato contornato da alberi di susini, i cui frutti, in autunno, verranno usati per ottenere il raki, nota grappa levantina.

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