Racconti del Caucaso a Barzanò

«Cucinare è compito delle donne, ma i shashlyk vengono preparati dagli uomini. Lo stesso per il vino, che è una faccenda troppo seria per essere lasciata alle donne. Il vino è l’essenza della vita, è la terra, il sole, l’amore. Qui si usa accogliere i nuovi arrivati con il pane e il vino. Date al georgiano un po’ di pane, del vino e un commensale, e lo renderete felice. Metà dei proverbi georgiani non parlano che di questo.
Sugli usi georgiani relativi al bere girano leggende da tempo immemorabile. Il gesuita polacco Jan Taddeusz Krusinski che, come missionario, soggiornò in Persia e in Transcaucasia all’inizio del 17° secolo, scrisse nella sua dissertazione “Tragica vertentis belli persici historia”: “quando il tamada alza in aria il calice inizia a gesticolare in modo talmente vivace e la sua faccia assume una tale espressione da fare quasi credere che stia rendendo al vino una sorta di omaggio. […] Il georgiano beve fin dalla culla: qui ai neonati si dà da succhiare il dito intinto nel vino affinché si abituino al sapore”.
Verso la metà del 19° secolo Mateusz Gralewski annotava che nella sola Tbilisi si consumavano 8 milioni di bottiglie di vino all’anno, il che equivaleva a circa 800 bottiglie procapite (senza contare donne e bambini che pure bevevano)!»

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