Byung-Chul e l’impero dell’Uguale

A causa della sua positività, la violenza dell’Uguale è invisibile. La proliferazione dell’Uguale si presenta come crescita. Ma, da un certo punto in poi, la produzione non è più produttiva bensì distruttiva, l’informazione non è più informativa bensì deformativa, la comunicazione non è più comunicativa bensì cumulativa.
La stessa percezione assume oggi la forma del binge watching, ovvero il consumo di video e film senza alcuna limitazione temporale. Ai consumatori vengono offerti di continuo film e serie che corrispondono al loro gusto, che dunque a loro piacciono. Vengono rimpinzati con il sempre nuovo Uguale. Il binge watching può essere considerato oggi il sistema di percezione più comune. La proliferazione dell’Uguale non incontra alcuna difesa immunitaria. Ci si ingozza fino allo stordimento.

Responsabile dell’infezione è la negatività dell’Altro, che penetra nel Medesimo e porta alla formazione di anticorpi. L’infarto dipende invece dall’eccesso dell’Uguale, dall’obesità del sistema, che non porta con sé infezioni, ma adipe. Contro il grasso non si formano anticorpi. Nessuna difesa immunitaria può ostacolare la proliferazione dell’Uguale.
La negatività dell’Altro conferisce al Medesimo forma e misura. In sua assenza si arriva alla proliferazione dell’Uguale. Il Medesimo non è identico all’Uguale, si presenta sempre appaiato con l’Altro. All’Uguale manca sempre la controparte dialettica, che lo delimeterebbe dandogli forma. In tal modo esso prolifera fino a diventare una massa informe. Il Medesimo ha una forma, una concentrazione interna, un’interiorità che dipende dalla differenza con l’Altro. L’Uguale invece è informe. Poiché gli manca la tensione dialettica, ne deriva una vicinanza indifferente.

Il terrore dell’Uguale investe oggi ogni ambito vitale. Si va dovunque senza mai fare esperienza. Si prende atto di tutto senza mai giungere a una conoscenza. Si ammassano informazioni e dati senza mai giungere a un sapere. Si bramano esperienze vissute ed emozioni eccitanti in cui però si resta sempre uguali. Si accumulano amici e follower senza mai incontrare veramente l’Altro. I social media rappresentano una atrofizzazione della socialità.
L’omnipervasiva rete digitale e la totale comunicazione digitale non facilitano l’incontro con gli altri, servono piuttosto a trovare l’Uguale e chi ha la nostra stessa opinione, lasciando da parte i diversi e gli altri, e fanno in modo di rendere sempre più angusto il nostro orizzonte di esperienza.
[…]
L’informazione è semplicemente lì presente. Il sapere in senso enfatico è invece un lungo processo. La sua temporalità ha una natura del tutto diversa. Il sapere matura. Il maturare è una temporalità che oggi va sempre più scomparendo. Esso non si accorda all’attuale politica del tempo, che lo frammenta per incrementare l’efficienza e la produttività rimuovendo le strutture temporalmente stabili.
Anche il più grande accumulo di informazioni (i big data) dispone di un sapere molto ridotto. Sulla base dei big data vengono individuate correlazioni. La correlazione recita: se ha luogo A, allora ha spesso luogo anche B. Ma non si sa perché sia così. La correlazione è la forma più primitiva di conoscenza, la quale non è neppure in grado di individuare il rapporto causale, cioè il rapporto di causa effetto. E’ così. La domanda circa il perché delle cose diventa superflua. Nulla viene perciò compreso. Conoscere, però, è comprendere. In tal modo i big data rendono superfluo il pensiero. Ci affidiamo senza alcuna esitazione all’è-così.
Il pensiero ha accesso al totalmente Altro. Esso ha il potere di interrompere l’Uguale. In ciò consiste il suo carattere di evento. Il calcolo invece è un’infinita ripetizione dell’Uguale. Contrariamente al pensiero, non può far nascere un nuovo stato di cose. Esso è cieco nei confronti dell’evento. Un vero pensiero invece possiede natura di evento. Digitale in francese si dice numérique. Il numerico rende tutto calcolabile e comparabile, e in questo modo perpetua l’Uguale.
[…]
La rete si trasforma oggi in un particolare spazio di risonanza, in una camera di risonanza dalla quale è eliminata ogni alterità, ogni estraneità. La vera risonanza presuppone la vicinanza dell’Altro. Oggi la vicinanza dell’Altro cede il posto all’assenza di distanza dell’Uguale.
Nella vicinanza è inscritta la lontananza quale sua controparte dialettica. L’abolizione della lontananza non genera maggiore vicinanza, bensì la distrugge. Al posto della distanza sorge una totale assenza di distanza. Vicinanza e lontananza sono intessute l’una nell’altra, una tensione dialettica le tiene insieme. Questa consiste nel fatto che le cose sono animate dal loro opposto, dall’Altro rispetto a loro stesse. A una mera positività, come l’assenza di distanza, fa difetto proprio questa energia vitale. Per questo non c’è vitalità né nell’assenza di distanza né nell’Uguale.

 

Tratto da: “L’espulsione dell’Altro” di Byung-Chul Han, Nottetempo, 2017, pagg. 7-10

 

 

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