Festival delle Geografie 2022 – E se domani…

Una pandemia, una guerra alle porte di casa, una lunga siccità, ghiacciai che si spengono, una crisi demografica importante: viene naturalmente da chiedersi se la sfiga c’entri qualcosa, se dopo un periodo di vacche grasse la sorte sia girata e ora ci tocchi quello delle vacche magre.

Se ci si abbandona a questa visione legata alla (s)fortuna, non è difficile capire come siamo finiti in mezzo a tutto questo continuo parlare di emergenze. A livello mediatico viviamo ormai in un susseguirsi di emergenze e stati d’eccezione continuo.

La sfortuna ovviamente c’entra poco e per ognuno dei temi sopracitati la ricerca scientifica ha prodotto una discreta mole di lavori che indicano grosso modo questo: stanno venendo a galla gli effetti di scelte fatte in passato e spesso, erroneamente, confermate nel presente.

Dare un’occhiata a questo grafico qui sopra frutto delle elaborazioni dell’International Geosphere-Biosphere Programme, aiuta a capire cosa stiamo combinando. Homo sapiens sta alterando con una certa velocità l’ambiente in cui vive. Per via di questi impatti sono oggi in voga alcune cornici interpretative, alcune parole chiave: una prende il nome di Antropocene, per indicare un’epoca in cui l’uomo esercita – al negativo – impatti tali da cambiare persino i connotati geologici alla Terra, qualcun altro ha proposto di parlare di Capitalocene, puntando il dito sul sistema economico che alcune oligarchie hanno costruito e la sua inesauribile fame di crescita. Che prevalga una o l’altra chiave di lettura, sia chiaro, al pianeta poco importa, continuerà la sua strada; il punto è invece tutto nostro: in gioco c’è il nostro vivere in pace su e con queste terre.

Davanti a questa situazione non proprio confortante, la quarta edizione del “Festival delle Geografie – Il Libro del Mondo” abbiamo voluto intitolarla “E se domani… geografie per abitare il futuro”. L’idea è quella di provare a capire – come sempre attraverso diversi punti di vista – se ci attendono solo geografie del collasso o possiamo immaginare delle vie di uscita, come cambieranno le nostre abitudini quotidiane, in che modo da cittadini potremo contribuire a inclinare la barca da una o dall’altra parte.

La scelta del verbo abitare non è stata, infatti, casuale: parla del nostro rapporto con lo spazio e del nostro essere, prima di tutto, cittadini. Il contesto del Festival, il luogo in cui sorge, la città diffusa brianzola, con il suo essere spazio ibrido, territorio misto tra la metropoli e le Alpi, ha avuto un suo peso. I territori di frontiera, del resto, come ogni zona di confine, offrono molti spunti alla lettura geografica.

Sul sito del Festival delle Geografie trovate il programma.

L’elenco degli eventi e quello degli ospiti:

Date un’occhiata!

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