Archivi categoria: Giornalismo

Emanuele Giordana a Barzanò

Il 20 aprile, grazie all’Associazione MOLO, avremo il piacere di ospitare a Barzanò, Emanuele Giordana: giornalista, reporter, voce storica di Radio3, una delle penne che meglio (“dal campo”) ci hanno raccontato l’Afghanistan di questi anni.
Il punto di partenza della nostra chiacchierata sarà il suo ultimo libro: “Viaggio all’Eden”, Laterza. La destinazione d’arrivo la decideremo insieme lungo il percorso! Di certo, parleremo di viaggi, di anni Settanta, di voglia di andare (di ieri e di oggi), di geografie del mondo che cambia.

 

 

La Cina del 2017. Intervista a Gabriele Battaglia

Nell’ultima conferenza di Davos abbiamo ascoltato il presidente Xi Jinping farsi difensore della globalizzazione; sempre più spesso vediamo, quella che un tempo fu la grande fabbrica a basso costo del mondo, presentarsi col vestito nuovo e il portafogli pieno a comprare aziende strategiche, materie prime, squadre di calcio, anche sui mercati europei. La Cina cambia in fretta e quel che era vero ieri non lo è più oggi. In queste righe ci siamo chiesti soprattutto come sarà domani e – pur nell’impossibilità oggettiva di dare una risposta – Gabriele non si è tirato indietro e ci ha detto la sua.

Sulle pagine di Vorrei una sintesi della lunga chiacchierata con Gabriele Battaglia, inviato di Internazionale e Radio Popolare in Cina. Buona lettura!

Bavagli

L’Eni, sesto gruppo petrolifero mondiale per giro di affari, con un atto di citazione di ben 145 pagine accusa Report di Milena Gabanelli di averne leso l’immagine per un’inchiesta del dicembre 2012. Cospicua la richiesta di risarcimento: 25 milioni di euro.
Non sono solito riproporre la sottoscrizione di petizioni, che ormai proliferano – dalla salvaguardia dello zafferano dell’Etna alla tutela delle tavolette del cesso di Settala -, ma in questo caso ci tengo a rendere noto questo palese tentativo di intimidazione. Il termine tecnico è “querele temerarie,” un’azione di sbarramento compiuta nei confronti di un giornalista per dissuaderlo dal proseguire il suo filone di inchiesta.
Report per anni s’è occupato  del comportamento  dell’Eni, e di molto altri, sul Delta del Niger (vedi qui, qui, qui, qui e qui) portandoci in tavola la dimenticata Africa sub-sahariana. Credo sia opportuno possa proseguire a farlo.

Da Trieste a Istanbul in bicicletta

Ho finito di leggere Tre uomini in bicicletta. Un libro che mi ha regalato il mio amico Jacopo e che parla di tre uomini che vanno in bicicletta, appunto; fino a Istanbul, partendo da Trieste. Perché lo fanno, è una domanda legittima. Lo fanno per capire cos’è Oriente, dicono, e per provarci, anche. Provare a fare un viaggio così, con la bici, la sacca e punto.
Il libro, che poi è la restituzione addensata di un blog di viaggio, dice tutto il percorso attraverso la penna di Rumiz, maestro viaggiatore di Repubblica, e le vignette di Altan,  vignettista prestato per l’occasione alla fatica e al sudore.
Prima di un libro piacevole, l’ho trovata una grande idea, un gesto bello. Politico, se mi si consente il termine, che oggi, insomma, va be’. Andare in bicicletta, cioè sostanzialmente nudi, per forza di cose aperti ad ogni incontro, per posti martoriati dalle guerre e dalla dimenticanza. Un’idea talmente bella che mi metterei in sella adesso, senza allenamento, e tornerei a casa alla fine dell’estate prossima con il sedere a forma di sellino.
Ecco, e adesso, se consentite, ve ne vorrei leggere un paio di righe, dalle pagine conclusive…

Oggi rieccomi a Oriente, sotto un’altra luna, lungo un altro Danubio, alla ricerca di un altro Islam, in un’altra terra di pastori-guerrieri che ha inghiottito eserciti e imperi. Eppure, anche qui, alle porte del Karakoram, degli spazi nomadi dell’Asia centrale e del Turkestan cinese, mi sento a casa. Passano altri solitari viaggiatori su due ruote – svizzeri, americani, inglesi, francesi – gruppetti con sacche enormi in fuga verso la Cina. Anche loro sono rapiti dall’accoglienza dei montanari d’Oriente, dal loro modo di intrattenere il tempo, dal ‘no problem’ e dal gusto della lentezza. Non è facile collegare la fama guerriera di queste genti con la rilassatezza di queste notti passate come a casa propria, tra uomini capaci della stessa gestualità e dello stesso linguaggio.
Ma di colpo, in quel bivacco accanto al lampo bianco di una cascata, la linea rossa così a lungo cercata finalmente appariva. Stava lassù a nord, al culmine della strada, infondo all’Indo, oltre i 4.700 metri del passo Kundjerab, ai confini della Cina. Là dove i dirupi del Karakoram diventano gli altopiani del Pamir, c’era quello che avevo cercato inutilmente fino a Istanbul: l’ultima frontiera. Lì moriva il mio Oriente e iniziava un altro pianeta. E lì, a quattromila chilometri dal Bosforo, finalmente Alien si mostrava.