Archivi categoria: La parola a..

Rachel Moran e la lotta contro ogni forma di prostituzione

Torno a scrivere su Vorrei dopo un po’ di tempo.
La parola all’attivista Rachel Moran, autrice del libro “Stupro a pagamento”: «persino la pornografia – dice Moran – è prostituzione; bisogna iniziare a contrastare ogni forma dello sfruttamento femminile se vogliamo fare dei passi avanti».

 

 

Emanuele Giordana a Barzanò

Il 20 aprile, grazie all’Associazione MOLO, avremo il piacere di ospitare a Barzanò, Emanuele Giordana: giornalista, reporter, voce storica di Radio3, una delle penne che meglio (“dal campo”) ci hanno raccontato l’Afghanistan di questi anni.
Il punto di partenza della nostra chiacchierata sarà il suo ultimo libro: “Viaggio all’Eden”, Laterza. La destinazione d’arrivo la decideremo insieme lungo il percorso! Di certo, parleremo di viaggi, di anni Settanta, di voglia di andare (di ieri e di oggi), di geografie del mondo che cambia.

 

 

Byung-Chul e l’impero dell’Uguale

A causa della sua positività, la violenza dell’Uguale è invisibile. La proliferazione dell’Uguale si presenta come crescita. Ma, da un certo punto in poi, la produzione non è più produttiva bensì distruttiva, l’informazione non è più informativa bensì deformativa, la comunicazione non è più comunicativa bensì cumulativa.
La stessa percezione assume oggi la forma del binge watching, ovvero il consumo di video e film senza alcuna limitazione temporale. Ai consumatori vengono offerti di continuo film e serie che corrispondono al loro gusto, che dunque a loro piacciono. Vengono rimpinzati con il sempre nuovo Uguale. Il binge watching può essere considerato oggi il sistema di percezione più comune. La proliferazione dell’Uguale non incontra alcuna difesa immunitaria. Ci si ingozza fino allo stordimento.

Responsabile dell’infezione è la negatività dell’Altro, che penetra nel Medesimo e porta alla formazione di anticorpi. L’infarto dipende invece dall’eccesso dell’Uguale, dall’obesità del sistema, che non porta con sé infezioni, ma adipe. Contro il grasso non si formano anticorpi. Nessuna difesa immunitaria può ostacolare la proliferazione dell’Uguale.
La negatività dell’Altro conferisce al Medesimo forma e misura. In sua assenza si arriva alla proliferazione dell’Uguale. Il Medesimo non è identico all’Uguale, si presenta sempre appaiato con l’Altro. All’Uguale manca sempre la controparte dialettica, che lo delimeterebbe dandogli forma. In tal modo esso prolifera fino a diventare una massa informe. Il Medesimo ha una forma, una concentrazione interna, un’interiorità che dipende dalla differenza con l’Altro. L’Uguale invece è informe. Poiché gli manca la tensione dialettica, ne deriva una vicinanza indifferente.

nello-sciame-visioni-digitale-34e53d7c-e3ad-4a32-bee6-f4176b9584f0

Il terrore dell’Uguale investe oggi ogni ambito vitale. Si va dovunque senza mai fare esperienza. Si prende atto di tutto senza mai giungere a una conoscenza. Si ammassano informazioni e dati senza mai giungere a un sapere. Si bramano esperienze vissute ed emozioni eccitanti in cui però si resta sempre uguali. Si accumulano amici e follower senza mai incontrare veramente l’Altro. I social media rappresentano una atrofizzazione della socialità.
L’omnipervasiva rete digitale e la totale comunicazione digitale non facilitano l’incontro con gli altri, servono piuttosto a trovare l’Uguale e chi ha la nostra stessa opinione, lasciando da parte i diversi e gli altri, e fanno in modo di rendere sempre più angusto il nostro orizzonte di esperienza.
[…]
L’informazione è semplicemente lì presente. Il sapere in senso enfatico è invece un lungo processo. La sua temporalità ha una natura del tutto diversa. Il sapere matura. Il maturare è una temporalità che oggi va sempre più scomparendo. Esso non si accorda all’attuale politica del tempo, che lo frammenta per incrementare l’efficienza e la produttività rimuovendo le strutture temporalmente stabili.
Anche il più grande accumulo di informazioni (i big data) dispone di un sapere molto ridotto. Sulla base dei big data vengono individuate correlazioni. La correlazione recita: se ha luogo A, allora ha spesso luogo anche B. Ma non si sa perché sia così. La correlazione è la forma più primitiva di conoscenza, la quale non è neppure in grado di individuare il rapporto causale, cioè il rapporto di causa effetto. E’ così. La domanda circa il perché delle cose diventa superflua. Nulla viene perciò compreso. Conoscere, però, è comprendere. In tal modo i big data rendono superfluo il pensiero. Ci affidiamo senza alcuna esitazione all’è-così.
Il pensiero ha accesso al totalmente Altro. Esso ha il potere di interrompere l’Uguale. In ciò consiste il suo carattere di evento. Il calcolo invece è un’infinita ripetizione dell’Uguale. Contrariamente al pensiero, non può far nascere un nuovo stato di cose. Esso è cieco nei confronti dell’evento. Un vero pensiero invece possiede natura di evento. Digitale in francese si dice numérique. Il numerico rende tutto calcolabile e comparabile, e in questo modo perpetua l’Uguale.
[…]
La rete si trasforma oggi in un particolare spazio di risonanza, in una camera di risonanza dalla quale è eliminata ogni alterità, ogni estraneità. La vera risonanza presuppone la vicinanza dell’Altro. Oggi la vicinanza dell’Altro cede il posto all’assenza di distanza dell’Uguale.
Nella vicinanza è inscritta la lontananza quale sua controparte dialettica. L’abolizione della lontananza non genera maggiore vicinanza, bensì la distrugge. Al posto della distanza sorge una totale assenza di distanza. Vicinanza e lontananza sono intessute l’una nell’altra, una tensione dialettica le tiene insieme. Questa consiste nel fatto che le cose sono animate dal loro opposto, dall’Altro rispetto a loro stesse. A una mera positività, come l’assenza di distanza, fa difetto proprio questa energia vitale. Per questo non c’è vitalità né nell’assenza di distanza né nell’Uguale.

Tratto da: “L’espulsione dell’Altro” di Byung-Chul Han, Nottetempo, 2017, pagg. 7-10

La scomparsa dell’attenzione

L’eccesso di informazioni, di stimoli, il carico di lavoro sempre crescente rendono necessaria una particolare tecnica del tempo e dell’attenzione, che retroagisce sulla struttura dell’attenzione stessa. La tecnica del tempo e dell’attenzione definita multitasking non costituisce un progresso civilizzante. Il multitasking non è un’abilità di cui sarebbe capace soltanto l’uomo nella società del lavoro e dell’informazione tardo-moderna. Si tratta, piuttosto, di un regresso. Il multitasking infatti è largamente diffuso tra gli animali in natura. E’ una tecnica dell’attenzione indispensabile per la sopravvivenza nell’habitat selvaggio.

Un animale intento a nutrirsi deve svolgere contemporaneamente altri compiti. Per esempio deve tenere gli altri predatori lontani dalla preda. Deve costantemente fare attenzione, mentre mangia, a non essere anche lui divorato. Nello stesso tempo deve sorvegliare la prole e tenere d’occhio i partner sessuali. In natura, dunque, l’animale è abituato a suddividere la propria attenzione tra diverse attività. Così, è incapace – che stia mangiando o che si stia accoppiando – di qualsiasi immersione contemplativa. […] Gli sviluppi sociali più recenti e il modificarsi strutturale dell’attenzione avvicinano sempre di più la società umana allo stato di natura. La preoccupazione di vivere bene, nella quale rientra anche una riuscita convivenza, cede sempre più il passo alla preoccupazione di sopravvivere.

Dobbiamo le attività culturali dell’umanità a una profonda attenzione contemplativa. La cultura presuppone un ambiente circostante in cui sia possibile un’attenzione profonda. L’attenzione profonda viene progressivamente sostituita da una forma di attenzione ben diversa, l’iper-attenzione. Il rapido cambiamento di focus tra compiti, sorgenti d’informazione e processi diversi caratterizza questa attenzione dispersa. Poiché tra l’altro essa ha una tolleranza minima per la noia, ammette poco anche quella noia profonda che pure non sarebbe irrilevante per un processo creativo. Walter Benjamin definisce questa noia profonda un “uccello incantato che cova l’uovo dell’esperienza”. Se il sonno è il culmine del riposo fisico, la noia profonda sarebbe il culmine del riposo spiriturale. La pura frenesia non crea nulla di nuovo, ma riproduce e accelera quel che è già disponibile. Benjamin lamenta che questi nidi dell’uccello incantato, nidi di riposo e di tempo, scompaiano sempre più nella modernità. […] Con la scomparsa del riposo si perderebbe la “facoltà di ascoltare” e sparirebbe la “comunità degli ascoltatori”. Diametralmente opposta a essa è la nostra società dell’azione. La “facoltà di ascoltare” si basa infatti su una capacità di attenzione profonda, contemplativa, a cui l’ego iperattivo non ha vie d’accesso.

Chi, camminando, si annoia e non tollera in alcun modo la noia, diventa irrequieto. Chi invece ha maggiore tolleranza verso la noia, forse dopo un po’ riconoscerà di essere annoiato dal camminare in sé. Così sarà spinto ad inventarsi un movimento completamente nuovo. Camminare velocemente o correre non è un nuovo tipo di andatura. E’ piuttosto un camminare accelerato. Il danzare, invece, rappresenta un movimento del tutto diverso. Solo l’uomo sa danzare. Mentre cammina, potrebbe essere colto da una noia profonda,  di modo che attraverso l’assalto della noia egli si sposta dal passo di corsa al passo di danza. Confrontata con l’andatura lineare, retta, spesso funzionale, la danza è – con i suoi movimenti elaborati – un lusso che si sottrae completamente al principio di prestazione.

La Cina del 2017. Intervista a Gabriele Battaglia

Nell’ultima conferenza di Davos abbiamo ascoltato il presidente Xi Jinping farsi difensore della globalizzazione; sempre più spesso vediamo, quella che un tempo fu la grande fabbrica a basso costo del mondo, presentarsi col vestito nuovo e il portafogli pieno a comprare aziende strategiche, materie prime, squadre di calcio, anche sui mercati europei. La Cina cambia in fretta e quel che era vero ieri non lo è più oggi. In queste righe ci siamo chiesti soprattutto come sarà domani e – pur nell’impossibilità oggettiva di dare una risposta – Gabriele non si è tirato indietro e ci ha detto la sua.

Sulle pagine di Vorrei una sintesi della lunga chiacchierata con Gabriele Battaglia, inviato di Internazionale e Radio Popolare in Cina. Buona lettura!