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Una bella giornata di scuola

Domenica è stata una bellissima giornata di scuola all’aria aperta, della scuola che avremmo in testa ma, per varie ragioni, non è sempre facile realizzare. Un bella ripartenza dopo un paio d’anni difficili.

Un centinaio di persone ci hanno dato fiducia e hanno reso ancora più avvincente la prova per studenti e studentesse che, ognuno con le sue doti, hanno dato davvero il meglio.

Grazie come sempre a Viaggi Diversi e a tutta la squadra di Associazione Colli Briantei, che ci ha accompagnati per tutto l’inverno seguendo passo dopo passo insieme a noi la preparazione del percorso e dei suoi giovani autori.

Qui sotto c’è un riassunto video della giornata.

Colline Aperte

Se in questa domenica di sole vi avanzano cinque minuti di tempo prendete in considerazione di prenotare la vostra escursione guidata dalle giovani guide di Viaggi Diversi, classe 3^D dell’Istituto Vanoni di Vimercate. Il 10 aprile ce ne sarà una al mattino (09:30) e una al pomeriggio (14:30).

Il titolo fa un po’ il verso al più celebre “Ville aperte” organizzato dal FAI e l’idea di fondo è la medesima: che gli studenti facciano da ciceroni lungo i sentieri del nostro Parco preferito.

La cosa particolare, rispetto a molte altre escursioni lungo i sentieri del Parco, è che oltre a raccontare angoli e paesaggi suggestivi, la passeggiata sarà anche riflessione su alcune delle criticità ecologiche che il nostro territorio vive quotidianamente.

Gli studenti e le studentesse, i volontari di Associazione Colli Briantei, i docenti coinvolti, tutti insieme, ci stiamo provando, non sappiamo bene cosa ne verrà fuori, perché si tratta di un esperimento mai provato prima. Comunque sia, stiamo lavorando e ci stiamo divertendo.

Se volete darci fiducia, iscrivetevi alla mail riportata nel volantino e aiutateci a far girare la voce!

Dietro l’angolo

La voglia di far ripartire Viaggi Diversi – bruscamente interrotto lo scorso febbraio, con in mano la sacca, in partenza per la Romania – mi e ci ha fatto soffriggere in questi mesi. Da settembre scrutiamo vanamente l’orizzonte in attesa di segnali, qualcosa che ci faccia intuire come andranno a finire le cose. Un’ostinazione un po’ fanciulla che ognuno di noi, a suo modo e in campi diversi, penso stia provando in questo periodo.

Chiusa definitivamente la prospettiva di varcare qualsiasi confine, per levarci dai dubbi e perché una primavera imprevedibilmente senza zone rosse non ci colga impreparati, abbiamo pensato che, se tornare nel Caucaso quest’anno sarà impossibile, vada almeno per il Monte Barro. Così tra una spolverata di ottimismo e qualche risata, abbiamo messo a fuoco una cosa che ci girava in testa già da un po’: aprire una sezione di Viaggi Diversi dedicata ai luoghi della nostra vita più o meno quotidiana.

Questo territorio – più che altro la sua gente – non si immagina di poter essere turistico, ha sempre pensato a lavorare e fatturare con fabbriche e uffici. Eppure di bello, sorprendente e inesplorato ce n’è, fossimo in Francia probabile che ce la tireremmo come una località turistica a tutti gli effetti.

Bene, se il tempo pandemico ci condannerà a restare a casa, ma sarà sufficientemente buono da permetterci di uscire “in giardino”, prepariamoci a questo esperimento collettivo: cambiare sguardo, guardare con altri occhi la terra che abitiamo. Il bello, il curioso, l’insolito sono oltre la siepe di casa.

In due righe, questo sarà Viaggi Diversi 2020, versione “dietro l’angolo”.


La cattiva retorica dell’insegnante missionario

Poche righe che contengono molta verità quelle nell’articolo uscito qualche giorno fa su Il Manifesto dal titolo: “La cattiva retorica dell’insegnante eroe e missionario“. Vi invito a leggerlo.

Come docenti siamo immersi in un rumore sempre più disturbante. Innumerevoli e sempre crescenti formalità, autonomia ormai ridotta ai minimi storici, una gran quantità di impegni poco o per nulla utili e con la digitalizzazione forzata e primitiva dei tempi che corrono, un profluvio di stimoli quasi ingestibile.

Abbiamo certamente delle colpe, ma sarebbe facile cavarsela così. Provate a fare due conti: io (io come tantissimi altri) ho 8 classi, duecento studenti, una cinquantina di colleghi, una variegata serie di impegni legati a progetti di alternanza scuola lavoro, all’orientamento, agli open day, al dipartimento di materia e ad altre cose che ora non mi sovvengono.

Moltiplicate per i numeri sopracitati le verifiche, i compiti, le interrogazioni, i consigli di classe, i colloqui, un banale tentativo di interazione umana (parlare di “attenzione” farebbe sorridere) con gli studenti. Tutto questo finisce per comprimere (distruggere?) il tempo da dedicare al nostro vero e si auspica prezioso lavoro, nonché la freschezza, la vena creativa e comunicativa che sono i canali attraverso cui tutto passa. Non parliamo del tempo per studiare, sembra ormai quasi un lusso. Un lusso, sia chiaro, che mi concedo e rivendico.

Ben coperta dalla retorica della scuola al primo posto (ma chiusa), la scuola sta scomparendo. Ho la netta sensazione che sia tempo di fare qualcosa e scrivere un post qui, mi rendo conto, sia un po’ pochino. Idee?

L’educazione civica a scuola non serve

Da quest’anno è stata reintrodotta “educazione civica” a scuola, dalla primaria alla secondaria di secondo grado. In molti hanno parlato di “giornata storica” al momento della sua approvazione in Senato; a me sembra l’ennesima proposta vuota lanciata sulla gobba di dirigenti e docenti solo per il gusto di poter dire che si è fatto qualcosa per la scuola (fa niente se ci sono in sala d’attesa un altro centinaio di priorità più importanti).

Provo a riassumere per i non addetti: se ne deve fare almeno un’ora alla settimana (33 ore in un anno scolastico), la materia si inerisce come nuova e si aggiunge alle altre, ma sono i docenti già in servizio a insegnarla (cedendo ore della loro materia); si dovrebbe parlare di temi afferenti alla sostenibilità, alla cittadinanza, alla Carta costituzionale; ogni scuola è libera di organizzarsi come crede (purché sia gratis).

Tra le cose che non mi vanno di questa proposta eccone tre:

  1. La scuola o è educazione civica o non è. I temi proposti dalla nuova materia sono già ampiamente trattati e contenuti in molte altre discipline e viene da chiedersi se coloro che hanno avanzato la proposta abbiano contezza di cosa si faccia dentro le aule scolastiche. Il messaggio che si veicola con questa introduzione forzata reitera l’idea che la scuola insegni nozioni totalmente sconnesse dalla realtà, ferri vecchi, che ci voglia una materia, finalmente, per parlare della realtà che ci sta attorno e per far crescere giovani cittadini.
  2. L’educazione civica non è cosa che si possa insegnare predicando. Servono adulti capaci, appassionati, curiosi, coerenti, che sappiano essere punti di riferimento per come si muovono nello studio, a scuola e nella vita. Essere è molto più utile che dire come si deve essere.
  3. Terzo punto. Ancora (ancora!) una volta siamo alle nozze fatte con i fichi secchi. Si “lancia la sfida alla scuola” – che già naviga nei problemi – lasciando ai docenti di coordinarsi, decidere, “autotassarsi”, ovviamente senza un euro di risorse aggiuntive in più.

Scrivo queste righe giusto per darvi un altro possibile sguardo sul provvedimento che, stando alle dichiarazioni romane, rischia di passare come un evento che tutti aspettavamo con ansia e da tempo. Scrivo e poi torno a lavorare perché, come sempre, anche questa volta, faremo del nostro meglio per rendere organico, sensato, proficuo l’ingresso di questa nuova presenza dentro il variopinto palinsesto della scuola.