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Due passi a Montevecchia tra vino e paesaggio

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Domenica 22 gennaio,  viene a trovarci in Brianza un gruppo di giovani geografi, provenienti dai quattro angoli della Lombardia e interessati a conoscere il Parco del Curone.
Nel Parco si incrociano almeno tre storie interessanti per chi si occupa di territori: il percorso trentennale di un ente che ha preservato e preserva spazi naturali e agricoli in una delle aree più densamente abitate della Lombardia; la storia di un vino che ha saputo guadagnarsi una certificazione IGT; e quella di un paesaggio agricolo che è tornato a vivere dopo l’abbandono.
Queste tre storie si incrociano in particolare tra le vigne e i terrazzamenti del parco.
Io ho l’onore e l’onere di fare da navigatore lungo strade e sentieri e di accompagnare il gruppo da Giovanni Zardoni, che da tempo segue le vicende del parco, ben conosce la storia del luogo e, non ultimo, è intenditore di vini nonché vignaiolo.

Per informazioni: qui.

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I miei, invece, spaziano.


Nel grande caos di questi giorni ancora una volta dobbiamo dire bravo a Virginio che in maniera elegante e puntuale ha avanzato una richiesta di integrazione all’ordine del giorno del prossimo consiglio provinciale, richiesta che difficilmente potrà essere elusa o fatta passare nel silenzio. Sono troppi i riflettori ora accesi sulla vicenda.
Allo stesso modo, dobbiamo ringraziare Ambrogio Sala, Claudio Brambilla, Marco, il mio omonimo e i tanti altri che si sono spesi in ottimi interventi.
Ma tra la tanta posta apparsa su giornali di carta e web, nell’ampia e (per lo più) positiva discussione nata e cresciuta attorno al tema del petrolio in Brianza, le più efficaci parole sono a mio parere state scritte da A. C., giovane lettrice di merateonline che, nel dibattito pro e contro trivelle, ha scritto: “l`unica cosa che vi dico è che combatterò con tutti i mezzi affinché le trivelle non entrino nel Parco del Curone. E sapete perché? Perché ho degli interessi da salvaguardare. Voglio che i miei figli possano respirare aria pulita, guardare le rane nello stagno, imparare ad amare la natura. Mi spiace che i vostri “interessi” siano così limitati. I miei, invece, spaziano”.
Le rane nello stagno, e gli interessi che volano alti. Abbiamo bisogno di ossigeno, dal nostro ambiente naturale, dal nostro ambiente culturale. Risorse preziose: scarseggiano entrambe.


Indietro tutta


Avrei voluto titolare il post: “ma minchia.. non se ne può più..” e invece opto per un più morbido e nemmeno troppo finemente ironico “Indietro tutta”, di arboriana memoria. Eh sì, perché è quella la destinazione che stiamo perseguendo, viviamo in un paese che galoppa indietro, ormai a velocità imbarazzante, preoccupante, seriamente preoccupante.
Abbiamo già i nostri problemini locali, trivelle e sfruttatori australiani, ci mancava anche il ritorno al nucleare, sentivamo il bisogno di sentirci calpestati, noi, i nostri diritti, la nostra volontà già chiaramente espressa con un referendum ventidue anni orsono.
E’ stato ancora una volta Scajola, sempre Scajola, a presentare oggi, e pure con una certa soddisfazione, il ddl che fa fare all’Italia un balzo indietro di molti anni, che cancella la storia di crescita e maturazione di nuovi equilibri e sensibilità per fare largo a una folle spesa per approntare tecnologie inutili, quando non dannose.
Non sto a farla lunga, e concludo volentieri citando le poche e precise parole di Marco Monguzzi, dell’Associazione per i parchi del vimercatese, che commenta la decisione di oggi così: “Giornata buia per l’Italia. I dinosauri della casta politica, quel gruppo di mentecatti che ci governa, ha deciso di tornare alla tecnologia nucleare (anni ’70). Per i prossimi 20 (venti) anni butteremo soldi pubblici per progettare e costruire centrali nucleari obsolete per la gioia di progettisti e costruttori, strano vero? Poi ci accorgeremo che il mondo è andato da un’altra parte e sarà troppo tardi”.

Sincerità, adesso è tutto così semplice..

Che gli amici destrorsi non avessero idee omogenee riguardo al petrolio, lo si notava ormai da tempo. Certo, mancava la preziosa originalità che sempre la giunta del Comune di Missaglia riesce ad esprimere e che non ha mancato di regalarci anche questa volta, quando, almeno a livello locale, tutti sembravano per una volta uniti da un barlume di buon senso.

Sulle pagine de La Provincia di Lecco di qualche giorno fa, ecco riportate le dichiarazioni del già sindaco di Missaglia, Marta Casiraghi, che sostiene: “È riduttivo preoccuparsi dei soli aspetti ambientali di un’esplorazione del sottosuolo alla ricerca di idrocarburi (..ah?). Ritengo sbagliato dire no senza se e senza ma. Meglio sarebbe sedersi al tavolo con la Po Valley, per conoscersi e capire cosa intendono fare. Poi, volendo, si potrà anche trattare (volendo, eh…)”. Oppure: “Comprendo la preoccupazione di chi pensa alle ricadute su viabilità, sicurezza, inquinamento delle falde acquifere e della catena alimentare. Tuttavia, se ci si siede a un tavolo si possono chiedere garanzie. E poi, con la tecnologia di oggi, si può fare molto”. Queste dichiarazioni dimostrano: ipotesi uno, un’ingenuità direi cristallina, oppure, ipotesi due, confermano la tesi di una strategia volta semplicemente ad annacquare i tempi in attesa che il quadro normativo permetta a Po Valley di intervenire senza problemi, il tutto mascherando solo sporadicamente e goffamente il beneplacito di Lega e Pdl, anche a livello locale. Porpendo per la seconda. Come si nota, infatti, con la fine della campagna elettorale e la vittoria, iniziano a comparire dichiarazioni, diciamo così, “meno caute” delle precedenti.


Marta Casiraghi
Marta Casiraghi

Dato che poi Casiraghi accenna con una certa leggerezza anche alla questione dell’ubicazione di un eventuale pozzo con finalità di ricerca, io proporrei da subito che sia lei stessa a invitare ed accogliere su suolo missagliese un eventuale esperimento a fini di analisi.
Termina, poi, il già sindaco di Missaglia, dicendo: “Trattando con la Po Valley, i comuni potrebbero fare richieste come la costruzione di ospedali o altro, come avviene in Africa, solo per concedere il permesso agli scavi”. Come in Africa, capito?

Una cosa va apprezzata, di certo, la sincerità…



Il petrolio del Curone, la mia rabbia.

Riporto sotto il comunicato scritto per il Gruppo Valle della Nava che, ovviamente, si è  mobilitato contro una delle peggiori aggressioni al nostro territorio: un vero insulto, atto di arroganza e prevaricazione avvallato dal nostro becero governo, provvedimento che giunge dall’alto nel nome di pochi a detrimento dell’interesse di tutti, del bene comune. Le parole spese in seguito, non serve dirlo, sono sincere. Speriamo lo siano altrettanto quelle dei tanti politici e politicanti che si stanno buttando e si butteranno a capofitto sulla ghiotta occasione di fare di una battaglia ambientale un comodo leit motive elettorale. Esprime bene il dubbio Don Giorgio De Capitani, nella sua ultima riflessione.

Visuale su Montevecchia e il Parco del Curone
Visuale su Montevecchia e il Parco del Curone

Solo poche righe, per commentare l’ignobile notizia. Il ministro allo Sviluppo Economico Claudio Scajola ha in questi giorni autorizzato le trivellazioni dell’impresa petrolifera australiana Po Valley entro i confini del Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone. Dopo un primo allarme la scorsa estate, la notizia era solo apparentemente rientrata. Ora, ecco di nuovo tornare l’azienda australiana con un piano di investimenti di 20 milioni di euro il cui obiettivo è la ricerca ed estrazione di petrolio nel nostro territorio (tutte le info sul blog del comitato spontaneo che si è creato su iniziativa del vice sindaco di Cernusco Lombardone Giovanni Zardoni).
La notizia è gravissima, basti pensare a cosa è oggi il Parco del Curone, a quanti sforzi sono stati fatti dai volontari, dalle amministrazioni che lo hanno sostenuto, dalla cittadinanza, per godere dei suoi moltissimi pregi… Ma vi immaginate Montevecchia in mezzo alle trivelle?
Poche righe, dicevamo, non vorremmo aggiungere altre parole alle molte che, per fortuna, sono già state spese da istituzioni, forze politiche e giornali. Vogliamo solo esprimere il nostro pieno appoggio morale e materiale a tutti coloro che si muoveranno in questi giorni per intraprendere iniziative concrete volte ad osteggiare il paventato scempio ecologico. Al contempo, vorremmo dire ad ogni cittadino di mobilitarsi contro questa aggressione aderendo al comitato informale che si è creato.
Per una volta non servono altre parole, non serve esplicitare ulteriori motivazioni scientifiche, politiche, sentimentali che dimostrino che questo “via-libera” è un insulto, un’aggressione a questa nostra terra. Mobilitiamoci, mettiamo in fila i nostri nomi, esprimiamo il nostro dissenso, le nostre ragioni, il nostro sostegno al parco: unico scudo che ci rimane contro gli interessi della multinazionale e la scellerataggine del Ministero.
Occorre una presa di posizione trasversale che coinvolga ogni soggetto dotato di buon senso!
Diciamo anche noi no alle trivelle e sì al parco, vera perla della Brianza lecchese. Siamo stufi di vedere schiacciato l’interesse collettivo, il bene comune, quel che è di tutti, per gli appetiti di pochi, pochissimi.
Perché se per loro business is business, per noi life is life… e vorremmo vivercela fino in fondo questa vita, in un bel luogo, al meglio.

Gruppo Valle della Nava