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Due passi a Montevecchia tra vino e paesaggio

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Domenica 22 gennaio,  viene a trovarci in Brianza un gruppo di giovani geografi, provenienti dai quattro angoli della Lombardia e interessati a conoscere il Parco del Curone.
Nel Parco si incrociano almeno tre storie interessanti per chi si occupa di territori: il percorso trentennale di un ente che ha preservato e preserva spazi naturali e agricoli in una delle aree più densamente abitate della Lombardia; la storia di un vino che ha saputo guadagnarsi una certificazione IGT; e quella di un paesaggio agricolo che è tornato a vivere dopo l’abbandono.
Queste tre storie si incrociano in particolare tra le vigne e i terrazzamenti del parco.
Io ho l’onore e l’onere di fare da navigatore lungo strade e sentieri e di accompagnare il gruppo da Giovanni Zardoni, che da tempo segue le vicende del parco, ben conosce la storia del luogo e, non ultimo, è intenditore di vini nonché vignaiolo.

Per informazioni: qui.

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L’adolescenza è un’invenzione – 2

Monsieur Lazhar è un film che mi è molto piaciuto. Un film ambientato a scuola, che parla di diverse cose di cui parliamo ogni giorno qui, in questo pezzetto di terra popolato di zaini e felpe col cappuccio. Ho ritrovato lì  molti aspetti del mio lavoro, anche i più segreti riproposti con semplicità. In qualche passaggio mi sono riconosciuto, ritrovato, e in questo ritrovarmi ho trovato conforto. Mi son sentito accompagnato nell’interpretare questo spazio  in tempi non esattamente facili.


In quella storia c’è qualcosa di quanto provavo a scrivere un paio di giorni fà:  l’insegnante tratta i ragazzi alla pari, come fossero adulti. E’ una cosa che credo mi appartenga. Non c’è simulazione, lo fa sinceramente il protagonista nella storia, lo faccio sinceramente io tra i muri della scuola. Questo perché credo che ogni età ha i suoi problemi, le sue fonti di ansia, le sue fonti di felicità, i suoi spazi di ombra e di sole; ogni età. E i problemi di quando hai 18 anni hanno uguale dignità di quelli che hai quando ne hai 40, di anni, perché (qualche volta) hanno nature diverse, ma li si affronta (sempre) con età e strumenti diversi. Spesso nel mondo “adulto” si tende a far due pesi e due misure, a liquidare i problemi dei sedicenni come stupidaggini, solo perché son cose che un quarantenne ha lasciato agli anni, ha superato da tempo e solo sfocatamente ricorda. Non dovrebbe succedere così spesso, perché quando accade alla lunga si crea una distanza, un distacco non riparabile, si divaricano le masse e in mezzo si infila la retorica delle generazioni, che non permette la comprensione di niente. Vale tra diverse età, vale tra i sessi, vale tra culture. Se si perde il contatto tutto il resto si fà difficile: nella geografia della vita serve sempre un qualche terreno di mezzo in cui incontrarsi.

A dire che non son miei studenti..

Prova di ordinaria difficoltà anche per gli studenti dell’indirizzo turistico, alle prese con un piccolo progetto sulla promozione turistica in Brianza. “Oltre alle domande teoriche, ci è stato chiesto di inventare un prodotto turistico innovativo da applicare sul nostro territorio – ci hanno spiegato fuori dalla scuola Teresa e Annalisa – alcuni di noi hanno puntato sui molti parchi che circondano la Brianza, dall’hinterland milanese alle sponde del lago di Lecco. Il Sentiero dei Quattro Parchi, unendo la stazione ferroviaria di Arcore con la città del Manzoni, offre lungo il suo percorso numerosissime possibilità turistiche che spaziano dalla storia all’architettura, dalle tradizioni locali allo sport all’aria aperta. Diciamo che in generale abbiamo puntato un po’tutti sul ricco ambiente naturale che ci circonda, una delle più grandi ricchezze della Brianza”. (tratto dal giornale di ieri, un bel regalo)

La scuola e facebook

Prof e alunni su Facebook le amicizie sono da vietare? Titola La Repubblica di oggi.
Io ci ho pensato su a lungo da quando ho iniziato a insegnare. Alla fine, dopo vari ragionamenti e varie prove parziali ho deciso di accettare le amicizie dei miei studenti su facebook. Mi sono preso il tempo per capire. Credo che tutto dipenda dal modo in cui ci si pone e dal modo in cui si utilizza facebook: si tratta di uno strumento e come tale è privo di colpe a priori. Mi sono preso un po’ di tempo per inquadrare la questione e arrivare a pensare che, se l’utilizzo dello strumento rispecchia verosimilmente la mia persona pubblica, non ci sia nulla di preoccupante ad accettare amicizie a scuola, anzi.
Devo temere che i miei alunni guardino le mie foto di viaggio? e che questo mi faccia perdere credibilità?
Faccio viaggi normali e non pubblico foto eccessivamente idiote, nell’ipotesi, nell’ipotesi limite, che le mie foto gli interessino, al più potrebbe venir loro voglia di andare a vedere gli stessi luoghi coi propri occhi.
Devo temere sappiano che una di queste sere parteciperò ad un concerto blues? Che si mettano ad ascoltarlo, il blues. Nessun problema, anzi.
Insomma, mi auguro che l’autorevolezza – che spesso viene evocata nell’articolo sopracitato – non dipenda tanto da un’amicizia in facebook, quanto dalla competenza, dalla chiarezza, dalla mia capacità di relazionarmi con loro nella vita scolastica. Punto. Il resto sono paranoie di chi non conosce lo strumento e da questo si sente in qualche misura minacciato o minacciabile.
Dal mio punto di vista è facebook un eccezionale strumento di comunicazione, che facilita e amplia il campo del mio lavoro. Il lavoro di insegnamento è un lavoro che – mio punto di vista – si basa soprattutto sulla capacità di instaurare una relazione con le classi e i loro componenti. Ogni volta che rinuncio ad un nuovo strumento o a un nuovo modo di comunicare credo che il mio lavoro si chiuda un po’ e rinunci a un’opportunità. Bisognerebbe anzitutto provare a educare se stessi e poi tentare di passare un modello anche nell’uso di nuovi strumenti e modi, altrimenti si limita il campo del proprio mestiere proprio là dove scorre la contemporaneità e il suo senso. Un peccato.
L’insegnante, l’adulto, che usa a sproposito facebook, e ce ne sono, si comporterà allo stesso modo in quella che gli anziani continuano a chiamare ‘vita reale’, come se chi dialogasse su facebook fosse fatto d’aria.