Uno inzia a leggere le recensioni di un libro che parla, a quanto pare, di generazioni, della tv commerciale che ha plasmato una generazione, del fatto che le generazioni di oggi, che sono un po’ peggio di quelle di ieri, non sanno assumersi le loro responsabilità, che la cultura, eh… la cultura oggi sta scomparendo, si modifica, si riduce ai minimi termini, una generazione ai minimi storici. E tutte quelle cose lì. Ma c’è un però, anche in questo libro, alla fine, c’è un però. Però ci sono imprenditori rampanti e creativi che sanno nascere nella crisi e ci sono i rottamatori che sfidano una classe politica proterva, in questa generazione.
Non so, il libro non l’ho letto, ma temo che sia un coacervo di luoghi comuni. Voi cosa dite? Lo avete letto?
Bim Bum Bam
Rifiutare la ricchezza
Questi due qui vivono senza soldi e mangiano i rifiuti dei supermercati. E voi direte: cavoli loro, cosa ce li fai vedere a fare, per dire che loro sono bravi e hanno il coraggio di fare quello che noi no? No, mica ve li faccio vedere per quello, siete matti? Sarei il primo a non poterla fare, quella vita lì. Vi suggerisco di leggere l’articolo perché, secondo me, loro, lì, in Germania, non stanno proponendo un nuovo stile di vita per tutti, ma mettono un argomento sul tavolo. Stanno facendo una specie di atto politico per dirci qualcosa. Probabilmente che così come va adesso è un affare buono solo per chi produce e incenerisce e per il resto della società è un perdita secca. Ci vogliono dire, facendo la vita che fanno, che è immorale che succeda, una cosa così, che si buttano il cibo buono e le cose nuove, e forse ci dovremmo pensare, al fatto che va così e che, a questo andare, ci vogliono delle soluzioni. Che il tempo di crisi invogli delle risposte?
Facilitati la tua, di vita
In questi giorni Google sta pubblicizzando la sua nuova politica sulla privacy. Leggendo i materiali divulgativi m’è venuta una certa inquietudine. Che poi lo so, che va così, che è già così. Ma mi fa lo stesso una certa impressione, leggerlo.
Un’esperienza utente più uniforme in tutti i servizi Google potrebbe tradursi, ad esempio, in suggerimenti ortografici più precisi, perché hai digitato quelle parole in passato. Oppure potremmo farti notare che arriverai in ritardo a una riunione in base alla tua posizione, al tuo calendario e alle condizioni del traffico locale. Gli utenti di Google hanno già troppe cose a cui pensare e il nostro desiderio è facilitargli la vita.
Il Cepu, la ricerca, la laurea
Nella bozza del decreto semplificatorio alcune novità anche per l’università. Gli assistenti dovrebbero progressivamente sparire e i ricercatori tornare a fare i ricercatori. Verranno levati un po’ di contributi (di quelli stanziati ad hoc dalla Gelmini) per le università telematiche (leggi Cepu e affini). Dopo le polemiche sui concorsi blitz, i bandi per i posti da ricercatore dovranno essere pubblicati in «Gazzetta Ufficiale». E queste ci sembrano cose normali, buone e giuste.
Diverso pare il discorso per le svalutazioni del voto di laurea all’interno di concorsi pubblici. Il voto di laurea – parlo secondo me – esprime la sintesi di un’intera vita universitaria e non vedo come persone che hanno avuto carriere universitarie diverse, per impegno, tempistiche, qualità dei risultati, siano da valutare alla stessa stregua nell’ambito di un concorso. Certo che le prove specifiche devono avere un peso, ma all’attuale stato delle cose, nei concorsi pubblici che mi è capitato di partecipare, non ho mai visto questo grande peso affidato al voto di laurea. Anzi. E’ un po’ come per la maturità: continuo a pensare che se si hanno numerosi anni di valutazione alle spalle sia scorretto dare troppo peso alle prestazioni di tre giorni in croce. Risolvere tutto facendo tabula rasa non mi sembra un’idea eccezionale e mi allarma ancora di più essendo l’attuale esecutivo di governo composto di docenti universitari.
Qui, se si vuole, un articolo che approfondisce un po’ di più alcune di queste novità.
Ci sono dei problemi
Ci sono dei problemi molto vasti che vedo io, spiegando geografia più che altro, e che mi rendo conto che la gente non è che ne sappia molto. O comunque non ci vuole tanto pensare. Se non vede i numeri sui libri non si preoccupa, la gente, e non leggendo molti libri, soprattutto di geografia, non si preoccupa. Ma io che, così, anche solo per dovere, mi tocca leggerli, quei numeri lì, e poi dirli a qualcun’altro, ecco, io inizio a credere che ci siano alcuni problemi all’orizzonte, anche seri. Ve ne dico un paio che mi sono venuti in mente l’altro ieri, leggendo il giornale dell’altro ieri: il primo è che diventiamo tanti e ad una velocità incredibile, mezzo miliardo di abitanti in più negli ultimi cinque anni, e che ci toccherà mangiare le locuste, fra un po’, dicono, il secondo è che ci sono sempre meno risorse per tenere in piedi la baracca. La terra, ad esempio.


