All’approvazione del nuovo pacchetto sicurezza reso legge in questi giorni dal governo qualcuno ha commentato: “dietro la difesa dei diritti si nascondono visioni di chiusura”. Non un leader di sinistra – non sia mai – che pure dovrebbe occuparsi di dire anche queste cose. E’ stato il Cardinale Dionigi Tettamanzi, che più di una volta ha avuto il coraggio per sfidare struttura e poteri in nome di idee e ideali. Quanto respiro, che manca altrove. Nella sua omelia di ieri, sabato 4 luglio, in Duomo, ha tenuto a sottolineare con grande chiarezza che: “una fraternità universale non può più essere solo enunciata in modo vago o solo sussurrata in contesti lontani da quelli in cui si decidono le sorti dei popoli e il loro sviluppo e si progettano i passi del riconoscimento di una vera dignità di tutti e di ciascuno. I diritti dei deboli non sono diritti deboli! Sono diritti che vanno proclamati, riconosciuti, difesi e promossi! Con tutte le forze! Ciò vale per i singoli e ciò vale per i popoli, vale per l’unica grande famiglia umana”. Oppure: “Milioni di persone al mondo subiscono ingiuste e drammatiche sofferenze, costrette come sono a migrare a causa delle difficili – se non proibitive – condizioni di vita nei Paesi d’origine. Molte di queste sofferenze sono provocate ai migranti talvolta da discutibili provvedimenti messi in atto da quei Paesi più ricchi che dovrebbero maggiormente impegnarsi in percorsi di accoglienza e integrazione seri, ragionati e rigorosi. Sono sofferenze che devono essere risparmiate ai migranti e alle popolazioni dei Paesi poveri realizzando con lungimiranza e coraggio gli interventi specificati dall’Agenda della speranza. Potrà avvenire così la desiderabile giusta regolazione del fenomeno migratorio e dei problemi che genera”.
Non mi interessa la fede o il ruolo o che altro, mi interessa l’uomo e mi interessa e mi rincuora sentire chiare parole nei confronti di questa vicenda, che dimostra ancora una volta l’impoverimento “umano” di un paese o magari solo la sua confusione, chissà.
“Sono le sette di sera e lui è seduto sul balcone di casa, al terzo piano. Guarda il giorno che muore e aspetta: chissà che cosa promette l’ultima luce, che cosa ha in serbo.
Ha davanti il cortile deserto con la sua striscia di erba, qualche oleandro, una panchina e un pergolato di buganvillea abbandonato a se stesso. Il cortile finisce con un muro di pietra su cui si delinea il profilo di una porta successivamente murata. Le pietre nel buco della porta sono più chiare, adesso gli sembrano persino un po’ meno pesanti delle altre. Oltre il muro si ergono due cipressi. Nella luce della sera hanno un colore che è nero, non verde. Oltre si dispiegano colline desolate: laggiù c’è il deserto. Laggiù un mulinello grigio s’alza a tratti, freme un istante, si contorce, corre, cala. Torna in qualche altrove.”
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Il deserto ritorna sempre. Ritorna sempre il vento che spazza e corre per le vie strette. Ritorna il crepuscolo. Tornano e si fanno di volta in volta palcoscenico o metafora della storia di uomini, e donne, che racconta Oz. Anzi, della storia di un uomo e di una donna, che racconta Oz. Una insegnate che ancora ci spera, nel suo lavoro, nel suo essere nel mondo, e un architetto stanco e disilluso, moralmente perduto. Un incontro. Queste pagine parlano soprattutto di un amore maturo, si direbbe. Di un amore e di un luogo, un posto, che sono lontani dall’esperienza, ma intellegibili. E’ forse il dono delle belle penne e della letteratura come concetto: rendere abitabili, portatili, gli spazi lontani, non conosciuti.. bolle di sapone.
Un uomo e una donna, una storia di anni, persa nel deserto, fisico, esistenziale, non saprei, dove costa fatica ogni giorno ritrovarsi e proseguire a stare insieme, dove è necessario, fondamentale, viscerale, il bisogno dell’altro, l’impossibilità che sia altrimenti.
Oz ci scrive una storia d’amore tanto vera che per questo quasi suona irreale, per noi abituati a moduli più user friendly o chissà.
Un libro poco scorrevole, o non in senso stretto, ma mai macchinoso. Evocativo, questo sì.
Domani prosegue la raccolta firme in difesa del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone. Con la costituenda associazione Persone e Idee per Casatenovo (un bel progetto di cui vi parlerò a breve) daremo seguito a una raccolta firme che serva a rimarcare a più voci il dissenso del nostro Comune nei confronti di quello che sta succedendo con il “caso Po Valley”.
Gli appuntamenti per firmare sono domani e sabato sera dalle ore 21 a Casaterock, il primo festival di musica indie locale promosso dalle associazioni Il Mosto e l’Angolo Giro di Casatenovo. Qui, programma e dettagli. O in piazza del mercato, durante il mercato, sabato mattina dalle 9 fino a esaurimento volontari.
Non è questa raccolta l’unica iniziativa contro l’atto barbaro che minaccia il Parco: l’amministrazione comunale e in prima linea l’assessorato all’ambiente hanno intenzione di approfondire l’argomento con una serata dedicata, per analizzare con la cittadinanza in modo chiaro quali sarebbero le ricadute economiche, ambientali, sociali di una ipotesi di trivellamento e utilizzo dei giacimenti di Rovagnate e dintorni. Su questo secondo appuntamento di approfondimento vi darò informazioni a breve termine.
Che dire infine? Per citare un noto intellettuale contemporaneo.. le trivelle sono lente, il Parco è rock.
Nuovo numero, nuova veste grafica.. piacere da leggere.
E’ online il nuovo numero de La rivista che vorrei dedicato alle “anime migranti”.
- Dall’editoriale di Claudio Ferrara: “Intanto, anche se le elezioni sono passate, i temi che l’hanno dominata sono ancora qui. L’ambiente, il territorio e la mobilità; la sicurezza e l’immigrazione. I migranti in particolare – (im)migranti ma anche (e)migranti – sono il filo conduttore che abbiamo scelto per questo numero. Perché è un macrotema che coinvolge molti dei cambiamenti sociali che hanno riguardato Monza in questi anni, dalla sicurezza al territorio. Ma soprattutto perché mette al centro le persone. Per questo abbiamo scelto di far parlare le loro vive voci, utilizzando soprattutto la forma dell’intervista per approfondire il tema[…] Storie che aprono orizzonti su interi mondi e trasformano le cifre delle statistiche e le generalizzazioni della sociologia in vita vissuta. È questa la cifra che dà senso al nostro occuparci di Monza, Brianza “e tutto il resto”: analizzare la realtà locale per parlare di fenomeni generali senza trasformarli in astrazioni. Per non perdere il senso dell’empatia e della partecipazione”.
Nel nostro mondo l'ozio è diventato inattività, che è tutt'altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca.
(Milan Kundera)
La battaglia dell'uomo contro il potere è la battaglia della memoria contro l'oblio della dimenticanza.
(M. Kundera)
Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo (Mohandas Karamchand Gandhi)